ODS. L’officina dello scrittore. 3 Giugno 2019 – Posted in: Focus a bit

Parte terza
Il viaggio dell’eroe – La struttura del mito ad uso di scrittori di narrativa e cinema – Chris Vogler
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Esiste un ingrediente segreto capace di agganciare tutta la nostra attenzione alle pagine di un libro? Di tenerci lì, col naso incollato alle parole e il fiato sospeso?
Perché certe storie hanno il potere di rapirci, di ricondurci da loro ancora e ancora, per leggerle e rileggerle benché ne conosciamo già l’epilogo?
Ne “Il viaggio dell’eroe” Vogler, noto story analist hollywoodiano, risponde a queste domande attingendo al magistrale lavoro di Campbell “L’eroe dai mille volti”, passando attraverso gli studi dello psicologo svizzero Jung e a quelli sulla fiaba del russo Propp. Secondo Vogler, Campbell avrebbe individuato un vero e proprio codice segreto della narrazione efficace, quella in grado di agganciare alle pagine e allo schermo e che riemergerebbe anche quando abbiamo chiuso il libro e lo schermo è spento. Essa ha un comune denominatore, un sottile fil rouge che la ricollegherebbe al mito.
Se il sogno è mito individuale, infatti, sosteneva Jung, i miti rappresentano il sogno collettivo. E cosa c’è di più potente dell’interruttore in grado di accendere il grande immaginario per rendere epica una narrazione?
Vogler non si occupa di scelte stilistiche né di linguaggi, scende più giù, sotto la pelle, nel flusso sanguigno delle vene della trama e lì, nel buio, trova, silenzioso e potente, lo scheletro della storia.
“Il viaggio dell’eroe” è una guida all’analisi della struttura fondante la narrazione – sia essa in forma di romanzo, racconto o sceneggiatura – utile a ogni scrittore che voglia parlare un linguaggio universale capace di trascendere le variabili di spazio e tempo, un viaggio che non è solo viaggio di personaggi, ma lo diventa anche per lo scrittore stesso.
L’eroe mitologico si fa paradigma e cifra del protagonista del racconto moderno nel quale il personaggio principale intraprende un percorso che lo porterà, alla fine, a conquistare una nuova consapevolezza. Metaforicamente, nel buio delle fondamenta su cui poggia la struttura della trama, si tratta di un viaggio iniziatico alla conquista di un nuovo mondo dal quale l’eroe-protagonista riemergerà, tornando a quello ordinario, “maggiorato”, “aumentato” di nuove conoscenze e consapevolezze. In questa accezione il racconto stesso si fa metafora: le strutture e gli archetipi del mito sono alla base di tutta la narrativa e ogni scrittore dovrebbe pertanto avere dimestichezza con i suoi elementi, antichi strumenti tutt’ora rintracciabili nei racconti contemporanei. Individuando tali strumenti, Campbell, secondo Vogler, avrebbe scoperto il codice segreto del racconto.
Ci sono romanzi e film che il lettore-spettatore torna a rileggere e a rivedere, quasi in cerca di una sorta di esperienza religiosa. Queste creazioni sono quelle che maggiormente presentano le strutture caratterizzanti il mito, rintracciate da Campbell. Il suo pensiero corre parallelo a quello di Jung che definì gli archetipi come personaggi o forze ricorrenti rintracciabili nei sogni e nei miti di tutte le culture. Secondo lo psicologo svizzero questi archetipi rispecchiano differenti aspetti della mente umana e la nostra personalità si spartisce tra questi personaggi per mettere in scena la storia della nostra vita o quella di un personaggio per quanto concerne il racconto. Notando una corrispondenza tra le figure oniriche del singolo individuo e le figure mitologiche ipotizzò l’esistenza di una comune sorgente più profonda che definì come immaginario collettivo. Ecco perché le leggende e i racconti costruiti seguendo i modelli della mitologia hanno il potere di farci vibrare: in esse riconosciamo verità psicologiche universali. Così certi protagonisti hanno il dono di farci immedesimare nella loro avventura anche quando ritrae eventi fantastici o del tutto lontani, apparentemente, dalla nostra quotidianità. Il protagonista che si fa eroe parla al nostro inconscio poiché mette in scena precisi modelli di funzionamento della mente umana, mappe psichiche emotivamente e psicologicamente valide.

A livello strutturale la storia di ogni protagonista/eroe rimane un viaggio: egli a un certo punto della narrazione è chiamato ad allontanarsi dal suo abituale ambiente per avventurarsi in un mondo sconosciuto che lo metterà alla prova. Può trattarsi indistintamente di un reale spostamento geografico oppure di un movimento interiore all’interno della sua mente o del suo animo. In entrambi i casi egli dovrà scontrarsi e confrontarsi con forze nemiche che lo porteranno a un cambiamento: questo è ciò che accade a un protagonista narrativamente efficace. Le fasi di tale viaggio emergono spontaneamente anche quando lo scrittore ne è all’oscuro, Vogler le riassume in dodici passaggi.

1) Il mondo ordinario. Si tratta del contesto e del background da cui il protagonista proviene, è la sua quotidianità e ciò che aiuta a contestualizzare e meglio definire il protagonista stesso.
Paragonato al mondo stra-ordinario può apparire noioso e tranquillo, ma in esso sono contenute le premesse, i problemi e le sfide che l’eroe sarà chiamato ad affrontare.
In genere qui troviamo l’entrata in scena dell’eroe. Costituendo la presentazione ufficiale del personaggio principale al lettore, Vogler suggerisce di curare attentamente questo primo ingresso: qui si dovrebbero fornire gli indizi su atteggiamento e stato emozionale, si dovrebbe definire e rivelare il personaggio, a meno che non si abbia l’intenzione di occultare momentaneamente la sua vera natura.

2) Richiamo all’avventura. All’eroe si presenta un problema, una sfida o un’avventura da intraprendere che in un modo o nell’altro obbligherà l’eroe-protagonista a uscire dalla comfort zone del mondo ordinario.

3) Rifiuto del richiamo. La terza fase ha a che vedere con la paura, siamo di fronte all’eroe riluttante che rifiuta il richiamo oppure stenta a riconoscerlo. Occorreranno altri elementi a innescare la decisione, un ulteriore cambiamento delle circostanze, per esempio, e un’ulteriore offesa al naturale ordine delle cose o l’incoraggiamento di un mentore.

4) Il mentore (o il vecchio saggio). Si affaccia a questo punto della narrazione un personaggio che assolve alla funzione di mentore in grado di spronare l’eroe e di prepararlo, consapevolmente o inconsapevolmente, al viaggio e all’ignoto attraverso consigli, suggerimenti, incoraggiamenti o facendogli addirittura dono di oggetti o conoscenze utili.
La sua funzione, però, si ferma qui: sarà l’eroe che dovrà affrontare da solo il nuovo mondo.

5) Varco della prima soglia. Rappresenta il primo ingresso nel mondo stra-ordinario. L’eroe ha preso la decisione di intraprendere il viaggio, è pronto alle conseguenze che ne deriveranno. È il momento in cui la narrazione decolla e inizia realmente l’avventura: il protagonista ha scelto di affrontare la sfida, d’ora in poi non potrà più tornare indietro.

6) Prove, alleati, nemici. Una volta varcata la prima soglia si imbatterà in nuove sfide, troverà alleati e nemici e comincerà a imporre le regole del mondo stra-ordinario. In questa fase l’eroe sarà spesso sotto pressione e lo scrittore avrà l’occasione di entrare profondamente nella psiche del personaggio rivelandone aspetti della personalità finora restati inespressi.

7) Avvicinamento alla caverna più recondita. L’eroe giunge ai confini di un luogo pericoloso, sia esso fisico che psicologico, a rappresentare ciò che maggiormente deve testare il protagonista prima della reale prova centrale.

8) Prova centrale. Il protagonista guarda in faccia la sua paura più grande, in genere accompagnata da un rovescio di fortuna; può rischiare di morire oppure di fallire la missione per cui ha iniziato il viaggio. A questo punto il lettore sarà col fiato sospeso poiché la storia potrebbe collassare. Le esperienze precedenti lo hanno portato a identificarsi con l’eroe: questo è il momento che pone sul baratro non solo il protagonista, ma il fruitore stesso dell’opera. Vogler paragona l’eroe di ogni racconto a un iniziato che si affaccia ai misteri della vita e della morte. Intravede pertanto, in questa ottava fase, un momento disperato in cui l’eroe e i suoi obiettivi sono dinnanzi a un pericolo mortale.
 
9) Ricompensa (conquistare la spada). Sopravvissuto e superata la prova centrale l’eroe si appropria, in questa fase, del tesoro che ha trovato: potrebbe consistere in un oggetto, in un tesoro vero e proprio, oppure, metaforicamente, nell’appropriazione di una conoscenza-esperienza che lo conduce a una maggiore comprensione e alla riconciliazione con le forze ostili. Potrebbe ad esempio, a questo punto, risolversi un antico conflitto.

10) La via del ritorno. Sfidate le forze oscure e ottenuta la ricompensa, l’eroe decide di far ritorno al mondo ordinario, ma per potersi lasciare alle spalle il mondo straordinario dovrà affrontare alte sfide e pericoli.

11) Resurrezione. È un secondo momento di “Vita o morte”, un ripresentarsi della prova centrale, una sorta di esame finale per l’eroe, superata la quale egli potrà far ritorno al mondo ordinario come rinato, forte di nuove facoltà o conoscenze.

12) Ritorno con l’elisir. L’eroe fa finalmente ritorno al mondo ordinario, ma il viaggio acquista significato solo se in quel ritorno riesce a portare con sé un tesoro o una lezione dal mondo stra-ordinario. L’elisir è una ricchezza, sia essa materiale o spirituale, conquistata attraverso una lunga ricerca. Può trattarsi di amore, libertà, saggezza o la semplice consapevolezza che il mondo stra-ordinario esiste veramente e che gli si può sopravvivere.

Queste dodici fasi costituiscono lo scheletro del viaggio di ogni protagonista, che lo scrittore personalizzerà con la propria cifra stilistica e con la propria sensibilità, aggiungendovi dettagli e sorprese narrative. Non è necessario che venga osservato pedissequamente, lo scheletro è molto flessibile, le fasi possono essere omesse, miscelate, rimescolate, ciò che conta è l’insieme dei valori insiti nel viaggio stesso.
Gli elementi tipici del viaggio – cavalieri, spade magiche, pozioni, caverne, draghi – sono solo rappresentazioni simboliche di esperienze universali della vita. Tali simboli pertanto, possono cambiare a seconda della sensibilità narrativa dello scrittore e accordarsi molto facilmente ai drammi contemporanei, sostituendo gli equivalenti moderni alle figure simboliche e agli strumenti del viaggio dell’eroe, cosicché ogni romanziere, di qual si voglia epoca, età, sesso o religione,  possa essere condotto attraverso quelle caverne, quei tesori, quei risvolti inaspettati che fanno di lui un eroe che, sceso nel mondo straordinario del proprio sentire, possa riemergerne arricchito di nuove storie da raccontare.

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