24 Agosto 2019
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Il paradosso dello specchio

Di quanto siano infidi gli specchi e ciò che riflettono non serve parlare. La letteratura a riguardo è vastissima - uno degli eresiarchi di Uqbar dichiara addirittura che “gli specchi […] sono abominevoli, perché moltiplicano il numero degli uomini”[1] - e pure l’arte figurativa, specialmente dal Novecento in avanti, pullula di riflessi ingannevoli (contro cui Michelangelo Pistoletto[2] - nella foto - sembra nutrire più rancore di altri). Oggigiorno quello che era un oggetto pericoloso e… Continue reading
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Nanni Balestrini: la viva eredità del poeta “Novissimo”

Ciao Nanni, te ne sei andato il giorno prima del mio compleanno. E il giorno dopo ho iniziato a scucire parole, le ho invertite, ricopiate, ricomposte, stuzzicate. Come piaceva a te. Nessuna lacrima, giuro, solo parole. Il 20 maggio ci ha lasciato Nanni Balestrini, scrittore, poeta e intellettuale senza tempo. Situazionista della parola e dell’arte visiva, costantemente a capo di un cantiere di lotta e poesia. Una voce fuori dal coro, tanto coraggiosa da divenire… Continue reading
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Camillo Sbarbaro e il miracolo dei licheni

“Io sono, per quel che è dato, un uomo felice, perché non ho mai fatto nulla nella mia vita di faticoso, di sofferto, di costretto; ho fatto tutto con mio piacere; e sono un uomo anche ricco, avendo più di quanto m’abbisogna”. Camillo Sbarbaro non possedeva tv, telefono e frigorifero, in quella sua ultima Italia travolta dal boom economico degli anni Sessanta, evitata e ignorata nel silenzio modesto di Spotorno. Gli bastava il suo paesino… Continue reading
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Distanze inesistenti

A un primo sguardo, la Endless House è più simile a un nido di vespe, o a gusci spezzati di arachide, che a un edificio. Era il 1924 quando Frederick Kiesler la presentò per la prima volta: l’idea era quella di creare uno spazio abitativo senza distinzione tra pareti, soffitti e stanze, un ambiente organico che generasse una continuità tra corpo umano e architettura, tra architettura e natura. Non fu mai realizzata, se non in… Continue reading
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Danzate, vi salverete da voi stessi

La chiamò “Wuppertaler Tanztheater” la sua prima compagnia di danza nel teatro della cittadina tedesca dove, nel 1973, iniziò a lavorare come coreografa. Aveva vinto il primo premio al Concorso di Coreografia di Colonia nel ’69 e lavorato a fianco di Jean Cébron, Kurt Jooss, danzato per Lucas Hoving e per Antony Tudor imparando molto sul movimento. Ma Pina Bausch desiderava inseguire la sua idea per arrivare a quello che voleva dire con la danza… Continue reading
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Felliniana – Di quanto sono belle le donne

Fine giugno del 1979. La scuola era finita da una settimana. Il professore di arte e disegno ce lo aveva promesso da tempo e quel sabato mattina ci condusse, in veste di aspiranti giornalisti, all’interno di Cinecittà. Dovevamo prendere appunti e comporre un articolo che sarebbe stato scelto e pubblicato sul giornale scolastico. Arrivammo in fila per due sul piazzale d’entrata e, varcando l’ingresso, ci venne assegnato un tesserino azzurro con un numero bianco. Fu…

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Alfonso Gatto: quel poeta che veniva dal Sud

Quel poeta veniva dal Sud, con la sua fragile e dignitosa valigia di cartone. Aveva di occhi grandi, spalancati, assenti, vigili, stellati. Una voce cantilenante, in perpetua modalità di recitazione. Dove ogni pausa era un tiro di sigaretta, un rilascio di fumo. Veniva dal Sud e la sua valigia di cartone pesava le anime dei suoi morti al paese, del suo orizzonte di mare e montagna, della sua verità di storia e amore. Aveva la…

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Questioni di superficie

Foto d’archivio: Los Angeles, anni ’50, scena del crimine. Non conosco i dettagli della vicenda – è un’immagine su cui sono incappato per caso cercando sul web – e, a essere onesto, mi interessano poco. Questa foto intriga non tanto per ciò che sta sotto, ma per quello che appare in bella vista. Il mistero – il filo di ragnatela che intrappola noi mosche – giace sempre in superficie: la composizione della scena è degna…

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La desertificazione della musica

Se i “grandi” del mondo non inizieranno a darsi realmente una mossa per rallentare e poi eventualmente fermare il declino del nostro pianeta, gli scienziati e i luminari che seguono da anni gli effetti dell’inquinamento dovranno, ahinoi, parlare sempre più di desertificazioni che creeranno carestie, immigrazioni di massa, et cetera. Questa la realtà del mondo, oggi. La desertificazione nel mondo della musica invece, è già in atto da tempo e, anzi, è una realtà conclamata…

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Aprendo la partitura: lo sguardo di un artista

Sto incominciando a studiare la sonata Op. 27 n. 2 di Ludwig van Beethoven – il Chiaro di luna per quelli del bar -, che porterò in recital a partire dal prossimo agosto, e mi pongo alcune domande su come suonare questa musica. So che fiumi di inchiostro sono già stati spesi per questa sonata e soprattutto per il suo primo movimento, perciò un commento in più a questo proposito non creerà scombussolamenti apocalittici. Apro…

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