Alle spalle 4 Luglio 2019 – Posted in: 8bit_stories

Negli ultimi anni la microbiologia molecolare ha dimostrato che corpo e cervello funzionano in modo molto più efficiente prendendo energia dai grassi piuttosto che dagli zuccheri. Le nostre abitudini alimentari privilegiano, però, proprio gli zuccheri tramite un consumo eccessivo di carboidrati complessi i quali, trasformati in glicogeno, entrano direttamente nel fegato e nei muscoli per essere utilizzati come carburante principale dall’organismo.
È quindi estremamente improbabile avere a che fare con metabolismi alimentati dalle molecole dei grassi.
Tale condizione (stato di chetosi) si verifica solo dopo aver consumato le scorte di glicogeno che in un organismo normale arrivano a coprire duemila chilocalorie: all’incirca lo sforzo di una corsa sostenuta ininterrottamente per 30 chilometri.
E infatti una delle rare eccezioni la troviamo nel maratoneta che si è allenato correttamente preparando l’organismo per la corsa dei 42 chilometri: le riserve di glicogeno saranno sufficienti per 30, 31, al massimo 32 chilometri, poi l’organismo dovrà necessariamente approvvigionarsi dai grassi.
L’atleta scrupoloso arriva dunque, nel giorno della maratona, con il fisico predisposto a gestire il muro della fine del glicogeno e a rifornirsi di energia usando i grassi come fonte privilegiata.
Il più delle volte la sensazione è inebriante.
Per i muscoli, ma soprattutto per il cervello.

Il più delle volte…

***

– Al trentunesimo chilometro della maratona, per la paura di essere fermato dal muro, ho accelerato così tanto l’andatura che dopo il dosso dello sterrato sono atterrato alle spalle del panorama.
Intorno tutto continua a succedere, ma io ne sono alle spalle.
– Alle spalle del panorama?
– Sì.
– Al trentunesimo chilometro della maratona?
– Sì.
– E come te ne sei accorto?
– Mi sono fatto un selfie e sono venuto di nuca.
– Ma perché… tu in maratona ti porti il cellulare?
– Sempre, metti che ti capita qualcosa… e infatti mò sto alle spalle.
– Mica mi è chiarissimo alle spalle cosa vuol dire? Dico: a parte il selfie, che problemi hai?
– Se ci stessi dentro te ne accorgeresti subito. Vedi tutto, ma stando alle spalle: gli alberi, i monti, le nuvole. Lo so che non c’è differenza ma io la sento, è come se non ci fossi nella foto, se mancasse della luce, se niente accadesse per te. Incontri un animale? Lo vedi di spalle. Raccogli un fiore? Lo vedi di spalle. Per farti capire, è come se… stando al cinema vedessi le spalle degli attori che recitano.
– E cosa pensi di fare?
– Intanto mi sono fermato, per la maratona “alle spalle” non sono allenato e poi, volendo sintetizzare con una frase: “Come diavolo faccio a ritornare dall’altra parte?”
– …
– Ehi?
– …
– …
– Ecco fatto, sono rimasto da solo e non c’è più nessuno con cui parlare; però ho il cellulare, posso chiamare qualcuno.

Prova a chiamare la moglie.
Squilla…
Risponde una voce registrata.

– Siamo spiacenti, si sarà sicuramente accorto di trovarsi alle spalle; mica penserà di poter fare le chiamate come prima?! Per ulteriori informazioni digitare cancelletto.

– E digitiamo
#.

– Siamo più spiacenti di prima, ma dobbiamo informarti, nel caso non l’avessi ancora capito, che te ne sei andato all’altro mondo. Ti trovi ancora nella fase del “sicuramente sto sognando” ma tra poco comincerai ad avere delle visioni chiarificatrici, ad accompagnarti con loro e a scomparire progressivamente. Nel frattempo, se vuoi approfittare di questi pochi minuti per conversare con qualcuno presente nella tua rubrica e se riesci ancora a vederti le dita, digita due volte cancelletto.

– Ma porca zozza, sicuramente sto sognando, però… quand’è che mi sono addormentato? Vabbè, dai…
# #.

– Prenotazione inserita. Si prega di riagganciare.

Silenzio. Soffia il vento. Scorrono le nuvole. La luce comincia a diminuire.
– Embè, non succede niente? Brrr, scommetto che sto sudato pure nel letto e che c’è qualche finestra che fa corrente… però io sto qui, ancora qui! Devo svegliarmi assolutamente.

Squilla il cellulare, è sua moglie.

– Dove sei?
– Sto al trentunesimo chilometro, dietro la collina del tratto sterrato, ma il punto è che sono finito alle spalle del panorama e non posso più telefonare come prima, però… per fortuna posso ricevere.
– Ma che diavolo stai dicendo? Qui sono arrivati tutti, pure i peggio sciancati, ti stiamo aspettando da stamattina, stiamo con le scarpettine, con le gonnelline, fa un freddo cane e tu mi dici ‘sta minchiata?
– Lo so, lo so, ma è difficile da spiegare.
– Con chi stai?
– Sto da solo, mi sto morendo di paura, sto alle spalle e non so come rientrare.
– Smettila di dire fregnacce sennò attacco!
– Senti, ascoltami! Devi chiamare qualcuno che mi venga a prendere.
– Ma dove?
– Te l’ho detto, alla fine del tratto sterrato, dietro la collina, però sto alle spalle e non so spiegarti come arrivarci.
– Ma hai bevuto qualcosa, hai sbattuto la testa? Non continuare così che attacco e me ne vado a casa.
– No fermati, mi devi credere, mi sta succedendo tutto davanti e io sto dietro, non riesco a orizzontarmi, a capacitarmi, stavo correndo, e al trentunesimo mi sono ritrovato alle spalle di tutto. Mi credi?
– No.
E riattacca.

Non sa come muoversi.
Riflette su quello che gli ha appena detto la moglie, che sono arrivati tutti. Quindi è passato un sacco di tempo, e non cinque minuti com’è sembrato a lui. Ma nei sogni il tempo va, viene, s’attorciglia. Darebbe qualsiasi cosa per sentire adesso l’odioso rumore della sveglia, gioirebbe anche per uno schiaffone, per una secchiata d’acqua gelata, per una qualsiasi fine a questo incubo che non riesce a scrollarsi di dosso.

Squilla di nuovo il cellulare. È sua madre.

– Mamma!
– Allora, com’è andata la maratona? Ce la fate domani a venire a pranzo?
– Non puoi capire, sto in mezzo a un casino e non riesco a uscirne.
– Vuoi che ti richiamo fra un po’?
– Ho paura mamma, tanta paura! Come da bambino, quando mi perdevo a fare il giro del palazzo, e dovevi venire tu a salvarmi. Sapessi che contentezza vederti arrivare… anche se poi mi gonfiavi di botte. Mamma… magari ti vedessi adesso!
– Con chi stai?
– Ma sto da solo, ho freddo, non c’è nessuno.
– Quando rientrate fatti subito preparare una cosa calda.
– Si vabbè, vabbè, ti richiamo.
– Ma domani venite a pranzo?
– Non lo so, ti chiamo più tardi, ciao.
– Ciao chicco.

Appena in tempo. La batteria del cellulare si è esaurita.
Verifica se sta ancora sognando o no.
Non ci riesce. Non è capace a farlo. Come si pensa stando alle spalle?
È pieno zeppo di domande che gli trapanano il cervello. Vorrebbe muoversi ma è turbato a tal punto che non sa decidersi sulla via da prendere.
Cerca di notare altri dettagli del percorso, fra i sassi, tra gli alberi, qualcosa che prenda luce per come se lo ricordava.
Visioni chiarificatrici” recitava la voce registrata. Ma dove?
Si guarda intorno. In lontananza.
Laggiù vede un uomo che si avvicina. Ha i pantaloni a zampa d’elefante, una montagna di capelli ricci, un fazzoletto al collo e la chitarra.
– Ma tu sei…
– Sì, sono io, Lucio Battisti.

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