Cloruro di sodio 4 Settembre 2019 – Posted in: 8bit_stories

Ognuno ha cose sue.
Da dire o da tenere.
Da confondere e scantonare con silenzi tenaci, pervicaci e saggi o con sfilate di parole sul nulla mischiato col niente.
Tutto vale in amore e in guerra, pur di celare se stessi e preservare il proprio fortino di emozioni.

La vacanza al mare è pelle dorata.
Gambe toniche e asciutte.
Il sapore di Spritz sulle labbra e il salino in gola.
E tanti tasselli da rimettere al loro posto, nel giusto ordine.
Uno per volta.
È capitato quasi per caso, all’inizio.
La corsa mattutina sul lungomare scandita dal suono delle onde, la mente aperta, tesa solo a farsi cullare da quello sciabordio.
Ma il mare pretende risposte, chiama al dialogo, incalza nella risacca, retrocede solo per prendere la rincorsa e tornare a chiedere e chiedere ancora.
E così, lentamente, un pensiero al giorno, Lena ha cominciato a consegnarlo al mare, a lanciarlo come un messaggio in bottiglia o un sasso a planare su quelle acque di cristallo.
Ad ogni condivisione si sente più leggera e le falcate della sua corsa mattutina ad abbracciare il golfo si fanno più ampie, agili, flessuose.
All’infinita saggezza del mare, in cui sembra semplice all’eternità ricominciare da capo, offre i suoi dubbi, le sue insicurezze, come un’ancora che la rinsaldi alle acque profonde della vita.

E dopo la corsa, le bracciate blu, inspira, espira, inspira, espira, fino a trovare il ritmo giusto, la coordinazione. L’ordine. Se prima l’impegno fisico era stancarsi abbastanza per riuscire a non pensare, adesso l’esatto opposto, sfida a dire, a buttare fuori, in quei respiri. Inspira fiato e forza, espira emozioni e parole.
È stato naturale da un certo momento in poi che Lena, senza accorgersene, iniziasse a rivolgersi al mare dandogli il nome e il volto di Lisa.
Il cumulo di detriti più grande, la pressione più forte sulla cassa toracica.
L’ha conosciuta tre anni prima un pomeriggio di pioggia, uno dei pochi di quell’autunno straordinariamente caldo e assolato.
Davanti a una vetrina, in via XX Settembre, ammirando lo stesso abito, una fantasia multicolore fuori sincrono a paragone degli allestimenti degli altri negozi, tutti nelle tinte del castagna, nero, rosso mattone, a richiamare le foglie ottobrine. Era un ritardatario, quel vestito, ma metteva allegria. Prometteva vita.
Senza cedersi il passo l’una con l’altra, ma con la naturalezza di quelle inspiegabili sintonie epidermiche, hanno misurato e acquistato l’abito. Ridendo come bambine hanno deciso di indossarlo fin da subito, passando il resto del pomeriggio a contrastare di luci e di voci la pioggia ingrigente.
Da quel momento non hanno più smesso, di cercarsi. Chiacchiere al telefono, messaggi, incontri. Desideri.
Una complicità assoluta incuneata, ma perfettamente integrata, in vite ben distinte e già dense.
Lena non lo sa. Non riesce, per quanto ci abbia provato, a isolare il momento esatto e il perché.
Ma è accaduto.
Qualcosa tra loro si è interrotto.
Le torna spesso in mente la pubblicità del tonno e del grissino che si spezza provando a sfaldarne le carni rosee.
Questione di equilibrio, di forze.
Forse è stato quello a mancare, da un certo punto in poi.
Sicuramente sono mancate le parole.
Scazzi trattenuti dietro a sorrisi, sempre più di plastica, sempre più di facciata, ormai pigri e stanchi. Forse dall’incapacità di saper dare un nome alle cose, a ciò che ferisce.
O per paura di farlo.
Gli ultimi giorni di vacanza Lena si è spogliata di ogni piega di sé.
Ha restituito tutto alle onde senza modulare la voce, senza malie da sirena. Così come le saliva dal cuore ha raccontato se stessa, ciò che le ha fatto male e l’ha cambiata.
Messaggi a Lisa, sussurrati in echi di conchiglie.
Risposte immaginate, ma ben più reali di quelle convenzionate dal cellulare.
Rientra alla vita di sempre sentendosi libera. Non avverte più alcun senso di oppressione. Ha rifiatato, ha ossigeno di scorta.
Si vede con Lisa, si frequentano, sono vicine. Manca qualcosa, però.
Non sono insieme.
Settembre è segno del costume meno evidente. Altri segni più marcati.
Su tutti, quello di una determinazione nuova che preme per erodere sedimenti, per rimuovere rancori.
Che cerca il confronto, perché ne ha bisogno.

Con Lisa si danno appuntamento per un caffè.
Quando Lena arriva lei è già seduta.
Si guardano e tanto basta per capire che questo caffè sarà diverso.
Lisa si alza istintivamente e allarga le braccia.
Sono qui.

Tutti nella vita hanno qualcosa da dare.
Lena non lo faceva da tempo.
Da un po’ non le dava un abbraccio.
Lisa pensa la stessa cosa di sé, mentre la stringe forte.

Tutti nella vita hanno qualcosa da dare. Da dire.
Da ritrovare.

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