Comunichiamolo con un libro 4 Luglio 2019 – Posted in: Focus a bit

L’arte non deve perdere connessione con le persone, occorre usare il linguaggio, esprimersi, bisogna suonare la musica fino alla fine. Quello che l’artista vuole fare con l’esprimersi è capire e farsi capire dai contemporanei.
“L’espressione che noi diamo alle cose sviluppa il senso che porta all’interpretazione giusta.”
“Si capisce una cosa soltanto finché la si condivide.”
Da queste due citazioni di Robert Musil, dal suo capolavoro “L’uomo senza qualità” (Einaudi), mi lascio ispirare per formulare un pensiero che riguarda l’arte dello scrivere. Non solo, anche del pensare, l’atto del parlare di un libro, del condividerlo volendone estrapolare il messaggio che conduce a quante più forme di bellezza ciascuno di noi è adatto a rivelare, soltanto perché già ci appartengono o siamo predisposti a poterle imparare. Le parole sedimentano in noi creando lo spazio per progredire in questa evoluzione, in un risveglio intimo. Lo stimolo della parola è quello che ci porta a mordicchiare la radice dell’Eterno che unisce tutti gli uomini, e quindi delle cose che viviamo, siano esse dolorose o meravigliosamente felici. La letteratura è quindi relazionale.
Nel tempo in cui viviamo sembra manifestarsi un assurdo desiderio d’irrealtà nel vivere la realtà, come se ci costringessimo a non reagire e a sottometterci a qualcosa che decida per noi: che sia forse la mancanza di forti personalità guidate dall’etica, di un sentimento o di quegli ideali della cultura utili all’uomo per non smarrirsi?
Partiamo dal considerare con coraggio quanto si sia inselvatichita quella regione del vivere che comprende la volontà del sapere e la necessità di esplorare la fibra più fragile dei sentimenti dove è possibile l’armistizio con la paura, l’unica a tenerci lontani dalla naturale scoperta di essere fragilmente umani. In altre parole bisogna cominciare dall’accorgersi che spesso si procede con il respiro trattenuto. Allora arte! Musica. Parole, ma quelle giuste. Ricolleghiamoci alla poesia, lasciamoci inebriare, ricostruiamo i ponti, facciamole accadere le connessioni del sentire.
Ci sono libri e autori che ancora hanno molto da comunicare anche a distanza di tempo e sono certamente quelli che sono arrivati a farsi speleologi dell’animo umano, che hanno praticato la parola nella sua più raffinata significazione fino a sorprenderci in un’unione profonda che tutti accomuna.
Nei salotti borghesi di un tempo si discuteva delle sorti dello spirito del popolo parlando di cultura e di arte per portarlo a rifulgere attraverso un’azione di rinvigorimento e di ispirazione, quando la tirannia del potere occidentale costringeva il vivere in un involucro soffocante. Per Musil, la cui formazione a cavallo della fine dell’800 e l’inizio del ‘900 aveva seguito tre filoni di pensiero fondamentali – Nietzsche, Mach e la psicologia della Gestalt – vi era un imperativo categorico: la “motivazione” sostenendo che “La regola alla base del principio dei passi motivati è: Non far accadere nulla (oppure: Non far nulla) che non sia interiormente di valore. Ciò significa anche: Non far niente di causale, niente di meccanico. È un principio eroico. Un principio prometeico. Un principio che libera le forze pugnaci dell’anima da cose insignificanti e le mette al servizio dell’essenziale”. E l’essenziale può emergere solo dalla relazione tra l’anima e il mondo. Ulrich, il personaggio principale del suo “Uomo senza qualità”, ha la motivazione come fondamento morale e principio etico, rivelatrice di ogni connessione di significati nella variabilità di un sistema di relazioni dove si alternano spiritualità e intelletto. Ulrich cerca in uno scenario di immobilismo di liberare ogni qualità da un appiattimento strumentale e di ricondurla all’uomo verso una crescita interiore. Insomma ci vogliono motivazioni, elevando il soggettivo dall’oggettivo, cioè invocando la ricchezza dell’anima e l’intensità delle emozioni al di sopra del materialismo e al pari dell’intellettualismo, poiché ogni conformazione mentale deve agire e coesistere con ciascuna delle altre.

Si dice che sia un libro a scegliere il lettore in un dato momento della sua vita, proprio perché nelle sue pagine vi sono parole che vibrano toccando le giuste corde del suo animo. Ne sente parlare e si sorprende interessato, sullo scaffale di una libreria in mezzo a decine di volumi lo intercetta e ne è attratto, il blogger che ne parla sui social acquisisce simpatia e fiducia ai suoi occhi. Che non sia proprio un caso?
Le persone attraverso i libri che hanno letto e che sono rimasti per loro come pietre miliari, svelano aspetti della loro personalità, del loro vissuto, creano connessioni nella condivisione di se stessi, di sensazioni ed esperienze risvegliate o suscitate da tal autore e da tal libro. Al pari di una canzone che ha il potere di far riaffiorare ogni volta che la ascoltiamo ricordi legati a un preciso momento, a una persona, un odore, a un passaggio di crescita. L’arte quindi, in qualche modo, rappresenta la mappatura della nostra evoluzione emotiva e intellettuale e ci porta a scegliere addirittura contatti umani e a sviluppare interesse verso le persone. Ecco perché, dicevo, la letteratura è relazionale. Ognuno di noi esige di essere scosso, commosso, sorpreso o divertito, semplicemente di sentirsi vivo e quando è l’arte a riuscire a farlo, poi la si cerca ancora poiché è qualcosa di profondo e intimo che essa muove: mettendoci in contatto con noi stessi svela un cenno di eternità che si ripete in ogni personalità. Insomma, quando si parla di libri si parla sempre un po’ anche di se stessi e si dà l’opportunità a tutte le parti emotive intrecciate a quelle di altre persone di essere riconosciute e vissute con stupore.
Di chi ci possiamo fidare oggi quando si parla di libri, nella marea di informazioni da cui siamo inondati ogni istante?
Le case editrici rappresentano ancora una garanzia per un prodotto letterario? C’è, tra gli addetti al settore, chi riesce ad andare al di là della strategia del marketing editoriale? Parliamo allora di fiducia, di conoscenza, di intuito, di professionalità e di coraggio nel considerare e promuovere un autore e un’opera letteraria, requisiti questi che non devono seguire, oggi più che mai, necessariamente i numeri e le statistiche di vendita.
Avvalendomi di un’altra citazione di Robert Musil che afferma: “Dove una creatura trova le sue più alte possibilità e giunge al più ricco sviluppo delle sue forze, là deve stare e operare, perché ivi essa giova in pari tempo al massimo potenziamento del tutto!” mi viene da dire, con forza, rendiamo giustizia al talento!
L’apprendimento, l’evoluzione individuale e quindi la capacità di critica, che a sua volta mette in circolo di nuovo, tramite un libro e un autore, materiale intellettuale e influenza il lettore e una comunità, è cosa importante, antropologicamente una questione da prendere in considerazione con la massima serietà. Quando ci facciamo consigliare la lettura di un libro cominciamo dal considerare il tipo di “supporto” emotivo e intellettuale di colui che ne parla sul quale hanno aderito le parole e la storia, e di conseguenza del modo in cui è in grado di raccontarla. Riconoscersi umanamente con un’altra persona nel suo modo di essere, anche in piccole parti, percepire tratti simili di sensibilità nella costituzione emotiva quando ci parla di un libro, vuol dire intuire l’effetto che ha fatto su di lei e stabilire un contatto consolatorio, stimolante di fiducia e stima.
Il prodotto libro è, e deve essere, anzitutto un prodotto umano, il risultato di un processo le cui radici sono affondate nell’esperienza e nell’impegno, che implicano necessariamente una responsabilità etica e morale.
Leggendo conosciamo noi stessi e gli altri, migliorandoci e contribuendo ad aggiungere qualità al mondo in cui viviamo.

« Apollonia
Dai tuoi occhi solamente »