Apollonia 4 Luglio 2019 – Posted in: Degustazione letteraria

Grazia Di Michele – 

“Mi piace l’idea
Mi piace l’idea
di affidare al silenzio visioni segrete
Io sento cose che gli altri non dicono
perché hanno perso le parole e non le trovano
Io so le cose che gli altri non sanno
perché alla verità preferiscono l’inganno
E nascondo il mio cuore da una congiura di stelle
e difendo la mia ingenuità”

L’ultima strofa della canzone “Apollonia”, tratta dal nuovo album di Grazia di Michele dal titolo “Sante bambole puttane”, per introdurre il romanzo (2019, Castelvecchi editore), con lo stesso titolo, che celebra la donna speciale alla quale è dedicata.
Apollonia, nata settimina e cagionevole di salute, costretta a usare un busto correttivo e dal nome troppo solenne per una ragazzina di un piccolo paesino del sud, si sente inadeguata in quella grande famiglia che non sa comprenderla a causa delle sue visioni.
A ben vedere si tratta di un dono o di una maledizione?
Gran parte della sua infanzia e della sua adolescenza scorreranno in un turbinio di emozioni contrastanti, perché la giovane si accorgerà dell’effetto nefasto che producono sugli altri. La madre si allontanerà da lei, il padre la temerà, la sorella Rosalba cercherà di sfruttarla, il fratello Vanni le sarà quasi indifferente e solo Alfonsina, la governante di famiglia, le resterà accanto identificandola, però, come una santa che fa miracoli.
Ma la potenza di questa sensitività che addolora e spaventa la prenderà per mano guidandola lungo le strade del suo destino, aiutandola a smascherare gli inganni tessuti in un ordito familiare e sociale provinciale e tendenzialmente maschilista.
Non le sarà facile misurarsi con la depressione della madre, l’assenza del padre e l’opportunismo della sorella, la testa calda del fratello impegnato politicamente; e con l’amore di Giglio, spaventato da questa sua misteriosa dote.
Il suo sesto senso percepisce disarmonie e anticipa eventi, la rende scaltra e malinconica al contempo: saper vedere oltre il velo che le persone tengono ben teso davanti agli occhi si rivela spesso fonte di infelicità.
Una biografia romanzata che coglie elementi dai luoghi frequentati nell’infanzia dall’autrice, la quale, molto saggiamente, non lascia trapelare quanto le sia effettivamente appartenuto e quanto, invece, abbia rubato dalle vite degli altri.
Una scrittura in prima persona, pulita, diretta, che non ha bisogno di sofismi letterari ma è condita di parole capaci di arrivare al cuore, a rappresentare come ciò che ci turba sia, in realtà, quello di cui abbiamo bisogno per crescere e aiutare gli altri nella ricerca della propria missione di vita.
Il finale è la carezza di un sentimento puro, che potremmo identificare con il termine vita, se a questa parola facessimo coincidere il ricongiungersi a se stessi senza più paure e ipocrisie.

La veggente, come tutti, aveva sentito parlare di me e dei miei poteri.
Quando entrai per la prima volta nella sua casa non fu sorpresa, sembrava che mi stesse aspettando e iniziò a scrutarmi da capo a piedi.
“E allora eccola qua finalmente! Mamma e papà sanno che sei qui?”
“No, solo mia sorella, dice che devo imparare da qualcuno.”
“E i tuoi lo sanno?”
“Non lo sanno.”
“E che cosa vuoi imparare?”
“Dice le cose che non so.”
“Non si imparano, si sanno e basta.”

 

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